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Non sappiamo in quale film compaia per la prima volta il telefono ma naturalmente esso appare abitualmente in tutti i film ambientati ai giorni nostri essendo un oggetto di uso comune come la tv, il frigorifero o la lavatrice.
In alcuni casi però il telefono cessa di essere oggetto e diventa soggetto della scena filmica: il suo suono ripetuto, ossessivo mentre viene inquadrato in primo piano col protagonista che spera o teme di conoscere l'autore della chiamata serve a caricare la scena di tensione, oppure l'inquadratura della cornetta penzolante dà l'idea dell'improvvisa fuga dell'interlocutore.
Sono molte invece le telefonate entrate nella storia del cinema attraverso scene memorabili: " Amore " di Roberto Rossellini, 1946, è uno straordinario monologo di Anna Magnani nella parte di una donna disperata che al telefono tenta di trattenere il suo amante deciso a lasciarla (è tratto da " La voce umana " di Cocteau come il brutto film di Francesco Maselli: " Codice privato " del 1986 che vorrebbe essere un remake ed un omaggio alla Magnani ed a Cocteau ma non riesce ad essere convincente).
In " La scala a chiocciola " classico del " nero " Americano firmato da Robert Siodmark nel 1945 Dorothy Mc Guire è una ragazza sordomuta in seguito ad uno shock che ritrova la parola proprio al telefono; Il regista Stanley Kubrick firma nel 1963 " Il dott. Stranamore " una feroce satira sulla guerra e la paura atomica in anni di guerra fredda: da antologia le telefonate tra Peter Sellers/presidente USA ed il primo ministro Sovietico sul famoso " telefono rosso " , cioè la linea di emergenza tra Casa Bianca e Kremlino. Identica trama, stesso anno di produzione ma totalmente privo di satira è invece " A prova di errore " di Sidney Lumet (come il suo remake di Stephen Frears nel 2000),Anche qui un bombardiere Americano sfugge al controllo e si dirige su Mosca per lanciarvi l'atomica:film claustrofobico ed angosciante vive tutto sulle telefonate tra il presidente USA ed il suo pari grado Russo fino alla tragedia finale.
Nella spy-story " Telefon " di Don Siegel, 1977, alcuni agenti " addormentati " con l'ipnosi vengono riportati all'azione proprio grazie ad una frase che giunge loro dal telefono. Il telefono ha inoltre dato nome ad una intera epoca cinematografica, quella appunto dei " Telefoni Bianchi " , da cui anche l'omonimo film di Dino risi nel 1976: negli anni del fascismo venivano prodotti questi film, generalmente insulse storie d'amore giudicate innocue dal regime, ambientate nell'alta società dove tra pechinesi e pellicce spiccava il vezzo di usare questi apparecchi di colore bianco.
Con l'andare del tempo cambia il nostro modo di vivere ed anche il nostro modo di usare il telefono come possiamo vedere attraverso alcuni film: " Hellò Denise " , 1995, di Hal Salwen vuole forse essere una sorta di metafora della nostra società: alcuni amici sono così presi dalle proprie cose da non riuscire mai ad incontrarsi, se non attraverso lunghe telefonate, fino al paradosso di essere tutti presenti ad un funerale... per telefono.
Del 2000 è " Avviso di chiamata " di Diane Keaton dove i legami famigliari fra tre sorelle divise dal lavoro e dalle scelte di vita sono tenuti insieme dal sottile filo del telefono, fino a quando la malattia del padre le riunirà; " Un km da Wall Street " ,2000, di Ben Younger mostra come il telefono possa essere uno strumento di lavoro ma anche di inganno: è la storia di un giovane che per arricchirsi e riconquistare il rispetto del padre entra in una società di brokeraggio dove deve vendere azioni per telefono ad ignari compratori: la capacità di cogliere indecisioni, dubbio, perplessità nella voce del cliente attraverso un ascolto attento e di convincerlo a comprare usando un tono di voce ora suadente ora deciso nello spiegare i propri argomenti richiede una buona abilità dialettica e psicologica nonché una certa esperienza, ma se usato senza scrupoli può essere ingannevole.
" Donne sull'orlo di una crisi di nervi " di Pedro Almodovar, 1988, anch'esso liberamente ispirato a " La voce umana " di Cocteau è un ottimo film che conserva del libro la centralità data al telefono ed alla sua segreteria: attraverso essi " passano " tutti i personaggi di questa intricata vicenda sentimentale post-moderna.
" Film rosso " di Krzysztof Kièslowski, 1994,è forse il più bello della trilogia dedicata dal regista ai tre colori della bandiera Francese: con una fotografia che davvero dona tonalità rosseggianti al film è la storia di un giudice in pensione che spia i suoi vicini di casa grazie alle intercettazioni telefoniche che pratica abitualmente (in fondo ricorda " la finestra sul cortile " di Hitchcock dove il binocolo con cui James Stewart spiava i vicini viene sostituito dal telefono, anche se le similitudini finiscono qui), da ricordare la " soggettiva " iniziale che parte da un apparecchio telefonico e corre lungo i suoi fili seguendoli nel loro percorso.
Certo il film dice molto di più, ma qui ci basta riflettere sull'ossessione " voyeristica " del giudice: non è poi così difficile spiare il prossimo attraverso il telefono, anzi, qualcuno lo fa per professione.Per delle intercettazioni telefoniche cadde il presidente Nixon, ricordate? Andate a rivedervi: " tutti gli uomini del presidente " di Alan Pakula, 1976, ma anche : " La conversazione " 1974, di Francis Ford Coppola altro grande film sulle intercettazioni telefoniche, magnificamente interpretato da Gene Hackman.
In " La cena dei cretini " di Francis Veber, 1998, i personaggi di questa storia dai toni molto crudeli sono spesso impegnati in difficili telefonate dagli esiti a volte tragici ed a volte comici ma rivelatrici di lati oscuri delle loro esistenze. C'è una regista Americana: Nora Ephron, che ama le contaminazioni tra cinema e telefono ed i suoi derivati.
In " Insonnia d'amore " del 1993 c'è un simpatico intreccio fra telefono e radio che si dipana a lungo nel film ma che raggiunge il clou nella parte iniziale: un bambino telefona in radio, dove una psicologa risponde in diretta agli ascoltatori, per sapere se il padre rimasto vedovo da poco riuscirà ad uscire dalla crisi in cui è precipitato e la convince a telefonargli per chiederglielo: si crea così uno strano triangolo telefono-radio-telefono col padre che dapprima incredulo e poi convinto si lascia andare e racconta di sé e della sua vita fino a trovarsi faccia a faccia con suo figlio, nella stessa stanza, entrambi col telefono in mano!
Discorso completamente diverso in " C'è post@ per te " dove entra in scena l'elettronic-mail, che altro non è che una lettera che corre sui fili del telefono, scompare quindi anche la voce dell'interlocutore , non ci restano che le sue parole scritte e quindi ancor più che al telefono dobbiamo/possiamo immaginarcelo. Questo come potete immaginare può creare diversi equivoci. Nel film la protagonista finisce con l'innamorarsi dell'uomo con cui corrisponde via e-mail ma non sa che l'incontra ogni giorno per lavoro e lo trova particolarmente odioso ed antipatico anche se all'immancabile happy-end tutto sarà risolto;
Stesso tema: la posta elettronica e soggetto simile: cioè l'incontro tra un uomo ed una donna via e-mail con storia d'amore virtuale e però maggior profondità psicologica e discreta dose di erotismo, compreso un finale a sorpresa che ci invita a riflettere sulla differenza tra realtà e immaginazione troviamo in un buon film Italiano del 1998 : " Viol@ " di Donatella Maiorca.
E' del 2002 " Phone " , film horror coreano di Ahn Byung-Ki nel quale una giornalista comincia a ricevere strane telefonate dopo aver cambiato il numero del suo cellulare.
L'Americano Larry Cohen è un ottimo sceneggiatore definito come il nuovo Roger Corman per la sua abilità nel costruire degli ottimi B-movies, due di questi hanno il nostro strumento come protagonista : " In linea con l'assassino " , USA 2002 di Joel Scumacher, dove un giovane risponde allo squillo di una cabina telefonica ma all'altro capo c'è un serial killer che lo tiene sotto tiro...e " Cellular " di David R. Ellis, USA 2004 qui un ragazzo trova un cellulare che suona, la proprietaria è un'insegnante interpretata da Kim Basinger, è stata rapita e il cellulare è l'unico contatto rimastogli col resto del mondo, al ragazzo toccherà di salvarla...
Vi sono poi molti film che contengono nel titolo un riferimento al telefono ma in cui questo non ha un ruolo importante nel film perciò non li citeremo chiudendo questa rassegna ricordando l'introvabile primo film di Peter Greeneway: " Dear Phone " un documentario in 16 mm di 17 minuti con 14 brevi sequenze in cui la cinepresa ritrae da varie angolazioni le rosse cabine telefoniche Londinesi. Immagini sostenute dai rumori che fanno da sottofondo: segnali acustici, squilli, libero/occupato, ora esatta, interferenze.
Ed il Telefono Amico? Compare in pochi film , il capostipite ci sembra: " La vita corre sul filo " esordio di Sidney Pollack realizzato per la tv nel 1965 con Sidney Poitier ed Anne Bancroft. La storia è classica: lei vuole morire ma lui, giovane psicologo del telefono amico la convince a vivere al termine di una lunga e drammatica telefonata.
In " Straziami, ma di baci saziami" di Dino Risi,1968,una simpatica citazione: mentre disperato Nino Manfredi si aggira per le strade di Roma senza una meta durante le feste natalizie, viene convinto da un improbabile Babbo Natale a telefonare a " voce amica " per risolvere i suoi problemi e gli regala pure una moneta presa dal cesto delle offerte per il gettone telefonico...
Ancora dell'americana Nora Ephron è " Agenzia Salvagente " (1994), dove il telefono amico sventa suicidi di Venice (California) riceve avviso di sfratto; il film vive sulle situazioni equivoche che si vanno creando. Per quanto leggero, il tema trattato è quello del ribaltamento dei ruoli, in questo caso: chi offre aiuto è messo peggio di chi lo chiede.
Ricordiamo anche: " Ivo il tardivo " di Francesco Benvenuti, del 1995, dove il Telefono Amico non è espressamente citato ma la protagonista è una ragazza impegnata nel mondo del volontariato ed in una scena si muove in un locale dove tra scrivanie e separè alcuni giovani sono impegnati in conversazioni telefoniche, sembra proprio una sede del Telefono Amico.
Ancora:"La moglie del prete" di Dino Risi, 1970. Abbandonata dal suo fidanzato Sophia Loren medita propositi suicidi, mentre ingoia pastiglie telefona a “Voce Amica” e finisce per innamorarsi del volontario dalla voce calda e suadente….peccato che sia un prete. Una classica commedia all’italiana sempre sospesa tra ironia ed amarezza.
Un buon film di Paolo Virzi del 2007 è "Tutta la vita davanti" commedia tragicomica sulle vicissitudini di una telefonista, lavoratrice precaria presso un call center, tratto dal libro di Michela Murgia del 2006 ;"Il mondo deve sapere, romanzo tragicomico di una telefonista precaria".
Un horror film davvero brutto è "Chiamata senza risposta" di Eric Valete, USA 2008. Alcuni studenti universitari ricevono sul proprio cellulare un messaggio che è la registrazione del momento della loro morte violenta. Il tutto è dovuto allo spirito piuttosto negativo di una ragazzina asmatica che alla morte trasferisce la propria negatività sul suo cellulare per poi spostarsi su quello delle vittime. Il film è alquanto pasticciato e poco originale, ma è interessante notare come molti horror facciano diventare il cellulare un oggetto alquanto inquietante.
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