L'ARRIVO DEL TELEFONO A BIELLA.
Tra i molti congegni ed elettrodomestici in uso abitualmente nelle nostre case, il telefono è probabilmente quello che dopo la sua invenzione ( 1) ha maggiormente cambiato forma ed aspetto: se in origine era una grossa scatola in legno e metallo appesa a qualche parete domestica con fili, cornetta e rotella per i numeri, oggi è diventato un piccolo oggetto che ognuno di noi tiene comodamente in tasca ovunque vada. Inoltre il telefono ha sicuramente influenzato nel corso del tempo anche il nostro modo di comunicare: possiamo immaginare la stupita meraviglia di chi, molti decenni or sono, usando per la prima volta il telefono, sentiva giungere attraverso i suoi fili la voce di qualche conoscente che sapeva situato a decine o centinaia di chilometri di distanza (2 ), mentre oggi oltre a parlare possiamo scrivere dei messaggi, mandare delle e-mail, fare fotografie o vedere il nostro interlocutore attraverso il video, è possibile inviare o ricevere telefonate via satellite, giocare e ascoltare musica, mentre i milioni di chiamate quotidiane vengono gestite in automatico dai computer delle centrali. La nascita del telefono cellulare ha impresso una notevole accelerazione alla trasformazione del nostro oggetto, ma soprattutto del nostro modo di usarlo. Circa un anno fa l'Associazione Telefono Amico Italia ha cambiato il suo storico logo "vecchio" di quarant'anni (due mani idealmente intrecciate che stringono tra loro una rotella telefonica): molti fra i più giovani non capivano cosa fosse quel cerchio con alcuni buchi in mezzo. Paradossalmente, ora che la tecnologia ci permette di parlare immediatamente con chi desideriamo ovunque sia, la solitudine sembra più forte di un tempo. Parliamo di più ma comunichiamo di meno? Siamo davvero così liberi come ci mostrano i messaggi pubblicitari delle compagnie telefoniche?
Dopo la sua nascita, il telefono si diffuse abbastanza rapidamente,soprattutto nelle grandi città. Ci vollero però alcuni decenni prima che il telefono entrasse nel corredo abituale di ogni casa: in Italia ciò avvenne nel secondo dopoguerra, dopo il boom economico degli anni 60, prima il nostro strumento restò a lungo confinato in uffici pubblici e privati o nelle case più abbienti. Si diffusero però i posti telefonici pubblici (come oggi gli internet-point dai quali puoi telefonare in ogni parte del mondo) a dimostrazione dell'ormai irrinunciabile utilità del telefono.
Biella era nel pieno del suo slancio industriale quando nel 1881 e nel 1882, attraverso "Eco dell'industria"si cominciò a caldeggiare l'arrivo del telefono anche nella città laniera ( 3). La prima apparizione in città del nostro apparecchio avvenne nell'Agosto 1882, quando durante la grande esposizione Biellese di quell'anno il Comm. Negri di Torino impiantò tre telefoni collegati tra loro: all'entrata ed all'uscita dell'esposizione ed al municipio, suscitando grande interesse, stupore e meraviglia (4). La ditta G. Mach Palmstein si offrì nei primi mesi del 1883 per realizzare una rete telefonica in città, se solo si fosse raggiunto un discreto numero di abbonati. L'abbonamento sarebbe costato Lire 150 annue, ridotte a 130 se si fosse arrivati a 60 abbonati( 5). Evidentemente i biellesi risposero con molto interesse perché già nel Gennaio 1885, sempre dalle pagine del giornale locale si poteva leggere che, raggiunto un numero sufficiente di richieste, la ditta Palmstein stava procedendo alla realizzazione dell'impianto stesso, che si contava di finire entro Maggio. Nel mese di Giugno infatti, si procedeva a piazzare la centralina principale dell'impianto in via Umberto (l'attuale via Italia), sulla parete sopra la farmacia Varale. Al momento della partenza la rete contava cinquanta abbonati, destinati ad aumentare. Si poteva telefonare dalle sei del mattino alle otto di sera, mentre nelle restanti ore notturne la centrale ( in pratica gli uffici della ditta Palmstein) accoglieva solo le telefonate del medico, del farmacista e dei pompieri (6 ).
Meno di due anni dopo, nel febbraio 1887 la rete cresceva ulteriormente raggiungendo anche il tribunale e lo scalo merci piccola velocità, velocizzando i vari scambi di notizie tra gli avvocati ed i loro studi o tra magazzinieri e spedizionieri e le fabbriche. I dati della ditta Palmstein quantificavano in 17.010 le comunicazioni telefoniche del secondo semestre 1886 (7). Oggi sorridiamo a leggere il trafiletto del 19 Giugno 1887 su "L'Eco dell'Industria":-..causa lavori manutenzione nei giorni 21 e 22 corrente mese, resta sospeso il servizio pei signori abbonati designati coi numeri 1,3,4,5,6,8,10,14,15,17,19,21,23,30….- (8).
La prima installazione di un telefono a Biella di cui troviamo notizia risale però al marzo 1884, quando viene realizzata una linea privata tra la "Ditta Trossi & comp." In Vigliano B.se e lo studio del titolare in Biella; La lunghezza della linea era di 3990 metri (9).
Ai primi del novecento le linee telefoniche cominciano ad estendersi oltre Biella, sono soprattutto le industrie a richiederlo avendo recepito l'importanza di questo nuovo strumento, ma non solo: a Mongrando uno dei primi telefoni viene piazzato a San Michele, presso la Cascina della Boccia nel 1905, Il proprietario lavorava al servizio della "Società industriale ed elettrochimica di Pont S.Martin" in qualità di "guardafili", avere un telefono personale gli avrebbe risparmiato di recarsi giornalmente fino a Curanuova-Casale Begetto dove si trovava il posto telefonico pubblico più vicino.Richiese quindi di poter installare a proprie spese una linea da Curanuova alla propria abitazione. Lo stesso comune di Mongrando invece, dopo aver deliberato in proposito nel 1908, dovette aspettare tre anni prima di riuscire a dotare il municipio di un telefono pubblico a causa di alcune interminabili questioni burocratiche e finanziarie tra Municipio, Ministero delle Poste e Società dei Telefoni in cui venne coinvolto anche l'onorevole Quaglino, deputato biellese al Parlamento. Soltanto nel 1911, finalmente si riuscì ad installare la nuova linea . A fronte di una spesa annua di lire 300, il comune avrebbe incassato 20 centesimi di lira per ogni chiamata (10).
Sempre nel 1908 un consorzio di industriali locali presieduto dal Cavalier Ottolenghi chiese ed ottenne che venisse realizzata la linea Coggiola-Vallemosso-Cossato: il consorzio si sarebbe accollato il 50% delle spese che lo stato avrebbe restituito negli anni a venire. Fu però necessario dichiarare interurbane le linee Biella-Vallemosso e Biella-Cossato dato che per legge le chiamate urbane erano gratuite, altrimenti non si sarebbero recuperati i soldi da restituire. Disgraziatamente come si usa ancora oggi, dopo che nel 1916 furono restituiti i soldi al consorzio, non solo le linee rimasero interurbane ma le tariffe erano aumentate da 25 centesimi per tre minuti di comunicazione a lire 1,20 a scatto ( 11).
Nel 1913 la rete telefonica biellese contava 590 apparecchi principali e 106 derivazioni, mentre i posti pubblici erano 23. Le chiamate giornaliere intercomunali tra le linee di Biella, Torino, Coggiola, Cossato e Novara erano in media 344, con un massimo verso Torino di 157 ed un minimo di 132, mentre verso Vallemosso si ebbero un massimo di 108 ed un minimo di 75 chiamate ( 12).
.Il 25 Febbraio 1924 venne inaugurata la nuova linea Biella-Ivrea, che sostituiva la precedente, ormai "vecchia" di ben dieci anni. I vantaggi vantati erano evidenti: riduzione della tariffa da lire 5,20 a lire 1,50, la possibilità di chiamare Torino se la linea Biella-Torino fosse stata sovvracarica al prezzo di lire 4 a comunicazione, contro le lire 7,50 che era il prezzo per le chiamate definite urgenti ( 13).
Negli anni trenta crebbero soprattutto le infrastrutture con la posa di molte nuove linee e venne migliorata la ricezione delle chiamate grazie a nuove tecniche, inoltre si cominciò a sperimentare la possibilità di telefonare senza fili sfruttando le possibilità offerte dalla radio, altra grande invenzione tecnica in continua espansione.
Dopo la sosta provocata dalla seconda guerra mondiale, riparati gli ingenti danni provocati dalla stessa, la telefonia riprese a crescere: nel 1950 la S.T.I.P.E.L (14) rinnovò la guida del telefono apportandovi diverse migliorie:un volume di oltre 500 pagine, rilegato, con l'elenco alfabetico degli abbonati di tutte le reti telefoniche piemontesi, diviso anche per categorie, come le attuali pagine gialle (15). Inoltre, con un notevole investimento mise in funzione le nuove centrali automatiche di Biella, Sagliano M. ed Oropa. A quell'epoca gli utenti telefonici biellesi erano circa 4200 distribuiti in trenta comuni. Nel 1954 la centrale di biella venne ampliata per poter sostenere fino a 5800 futuri utenti, ma soprattutto si cominciò ad usare la teleselezione, cioè la chiamata diretta tra utenti senza la mediazione del centralino, limitata in quel momento alle chiamate da e verso Torino e Milano, le due città con più traffico telefonico con Biella (16). L'estensione della nuova tecnica su tutto il territorio nazionale avrebbe richiesto anni di lavoro ed il rinnovo di tutte le centrali. L'obbiettivo venne raggiunto nel 1970: l'Italia sarebbe stato il terzo paese europeo a disporre della teleselezione dopo Olanda e Germania.
Lentamente si avviavano a scomparire le voci delle centraliniste, che avevano il compito di smistare le telefonate che giungevano in centrale, dando spesso con la loro presenza un tocco di rassicurante umanità e contribuendo, spesso involontariamente, alla nascita di centinaia di aneddoti sul loro conto.La signora Graziella Coda Boggio di Biella, cominciò a lavorare come centralinista alla SIP nel Giugno 1958 e terminò la sua carriera dopo trentaquattro anni e sei mesi, sono molti i ricordi legati al suo lavoro: nel 1958 il centralino della SIP a Biella era in via Palazzo di Giustizia nel palazzo poi diventato sede ENEL ed oggi purtroppo in stato di abbandono, mentre negli anni precedenti il centralino era in Via Italia. Le centraliniste, che nel 1958 erano ben 47, lavoravano dotate di un grembiule nero con colletto bianco, entravano in pantofole nel grande salone al primo piano che veniva lucidato ogni mattina da un inserviente e si sedevano davanti al proprio "tavolo" con davanti a sé la parte di centralino che le competeva, di solito dieci linee per ogni ragazza, ad ogni linea corrispondevano centinaia di utenti. Quando uno di questi chiamava chiedendo di parlare con un certo numero la centralinista si collegava con la centrale di competenza, chiedeva la linea con il numero indicato e poi li collegava tra loro per la conversazione tramite alcuni spinotti. Ogni mattina si cominciava la giornata verificando il funzionamento di tutti i posti pubblici del biellese. Servirsi del posto pubblico a quei tempi era ancora cosa comune, visto che il telefono casalingo non era ancora così diffuso: si chiamava il posto pubblico prescelto chiedendo di parlare con una data persona, il gestore si recava a casa di quest'ultima concordando a quale ora questa si sarebbe recata al posto pubblico e poi tornava a riferire. Essendoci magari più chiamate non era difficile passare alcune ore al posto pubblico ( generalmente un bar o un negozio) in attesa del proprio turno. La signora Boggio ricorda ancora benissimo la giornata del 2 Novembre 1968, quando il biellese venne colpito dall'alluvione: ci fu dapprima una gran ridda di telefonate con richieste d'aiuto, tra cui quella del portinaio della "Modesto Bertotto" che trovò poi la morte in quel terribile frangente, il quale chiedeva di avvertire qualcuno perché in fabbrica l'acqua continuava a salire, seguirono alcune ore di spaventoso silenzio, senza neppure una chiamata, infine il centralino venne subissato dalle richieste d'aiuto e dai tentativi di avere notizie di parenti o amici che si trovavano sui luoghi del disastro. Entrata al lavoro alle 8 del mattino, la signora Boggio terminò il suo turno alle 13 del giorno seguente.
Con l' espandersi della teleselezione le centraliniste ancora in attività vennero progressivamente spostate ai servizi informazioni ed in ultimo alle promozioni commerciali.
Ancora nel 1966 non tutto il biellese era coperto dalle linee telefoniche, soprattutto le zone montane, che cominciavano a spopolarsi: soltanto nel Giugno di quell'anno, per esempio, entrava in funzione il posto telefonico pubblico di Oriomosso, il più alto del biellese dopo Oropa. Installato nella casa della signora Evelina Boggio-Tomasaz sarebbe stato a disposizione degli abitanti della frazione di Quittengo nei giorni feriali dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 20. Nel 1940 c'erano in alta Valle Cervo solo nove apparecchi: sei erano posti telefonici pubblici e tre telefoni privati. Dal dopoguerra al 1963 i telefoni divennero ventinove ( di cui tredici solo a Quittengo) e nei tre anni successivi salirono fino a settanta: 27 a Campiglia C., 24 a Quittengo, 11 a san Paolo C.,7 a Rosazza ed 1 a Piedicavallo. Alcuni anni dopo il telefono raggiunse anche il rifugio alpino "A. Rivetti"alla Mologna (17).
Oggi anche nel biellese tutte le torri, i tralicci, i serbatoi idrici che lo consentono hanno installati sulla loro sommità decine di ripetitori per la trasmissione della telefonia mobile; Il telefono fisso è ormai presente in ogni casa, ma molti cominciano ad abbandonarlo sostituendolo con il cellulare, il quale ha ormai superato in numero di esemplari presenti gli esseri umani: ci sono nel mondo più telefoni mobili che persone.
Note:
(1)E' l'italiano Antonio Meucci a scoprire il telefono nel 1865 circa, ma non avendo i soldi per brevettarlo ne perde i diritti, così sarà l'americano Alexander G. Bell nel 1876 a brevettarlo, diventandone ufficialmente l'inventore. Nel 2002 il Congresso U.S.A. ha riconosciuto a Meucci la paternità del telefono.
(2)Come nella cronaca dell'inaugurazione a Novara della linea telefonica tra la stazione del tramway e la "Fornace Bottacchi", linea di metri 1800 realizzata dalla ditta G. Mach Palmstein; Da "Eco dell'Industria" del 24 Febbraio 1884:-…erano curiosissime le espressioni di sorpresa e di ammirazione di tutti coloro che per la prima volta ponevano l'apparato ricevente all'orecchio. Tanto i più forti rumori, come le parole più sommesse pronunciate all'una stazione si riproducono con perfezione sorprendente all'altra; Le stesse interruzioni, le risa represse, ogni leggero rumore degli astanti pervengono alla stazione opposta col loro timbro speciale, con ogni minuta particolarità…-. La stessa ditta realizzò tra le altre, le linee tra Villa Fortina (Galliate) e S.Martino (Trecate), di 8 km di lunghezza, nonché la Pontremoli-Borgotaro, lunga ben 21 km.
(3) Vedi "Eco dell'Industria", 29/09/1881 pag. 3 e 18/05/1882 pag. 2.
(4) Da "Eco dell'Industria", 15/08/1882 pag. 3 .
(5) Da "Eco dell'Industria", 29/03/1883 pag. 2.
(6) Da "Eco dell'Industria", 15/01/1885 pag. 3 e 21/06/1885 pag. 2.
(7) Da "Eco dell'Industria", 13/02/1887 pag. 3.
(8) Da "Eco dell'Industria", 19/06/1887 pag. 2.
(9) Da "Eco dell'Industria", 27/03/1884 pag. 2.
(10) Da Archivio di stato di Biella: Archivio Storico Comune di Mongrando, mazzo n. 81. La Società industriale ed elettrochimica di Pont San Martin avrebbe svolto a lungo in Italia un ruolo primario nella telefonia, nel 1918 infatti cambiò nome diventando Società Idroelettrica Piemontese, da tutti conosciuta come SIP.
(11) Da "Rivista Biellese", Marzo 1924, pag. 4.
(12)Da "Eco di Biella", 02/01/1961, pag. 4.
(13)Da "Rivista Biellese", Marzo 1924, pag.4.
(14)Società Telefonica Interregionale Piemonte e Lombardia.
(15)Da "Il Biellese", 10/10/1950, pag.1.
(16)Da "Rivista Biellese", Settembre 1953, pag. 10.
(17)Da "Eco di Biella", 16/06/1966, pag. 6.
Un grazie a:
Archivio di Stato di Biella.
Biblioteca Civica di Biella.
All'amico Amedeo Motta per il suo prezioso aiuto e alla signora Graziella Coda Boggio che mi ha regalato i suoi ricordi lavorativi.
Pubblicato su "Rivista Biellese" n.° 4 Ottobre 2008.
